RITORNO A CASA

Mi ha sempre affascinato l’idea di ridurre le canzoni all’osso, spogliarle di tutti gli ‘orpelli’, e affrontarle a viso scoperto, come bisognerebbe fare con la vita. E’ una faccenda personale, bisogna ammetterlo, e il Belleville di Roma mi è sembrato da subito il posto perfetto per questo genere di cose: e poi il luogo è già ubriaco al tuo arrivo, ti dice subito con chi hai a che fare, senza troppi giri di parole, nascosto sotto l’insegna al neon di un vecchio garage dove si riparano automobili solitarie, gomme antineve, e motori sposati;

al Belleville si riparano cuori abbandonati,

ed ecco il Grande Lebowski all’avanscoperta che viene ad aprirti la porta in accappatoio, occhiali da sole, e barba di un mese, mentre dietro al bancone si muove clandestino, come un pistolero, il suo socio, e, tutte le volte, lo immagino alle prese con un’altra partita da giocare, mentre sbraita di cambiar musica e urla: “Cazzo, questo non è il Vietnam, è il biliardino: ci sono delle regole!”.
E poi ci sono quelli delle 4 del mattino,
quelli che ‘La notte è solo una scusa’,
quelli che continuano a ripetermi che ‘Il sentimento, il sentimento, dove l’hai lasciato il sentimento?’ ma, a quel punto, resta ben poco da dire,
e poi la bionda di Centocelle che la sera prima era rossa, ma siccome ha lasciato il suo amore in un’altra città, ha pensato bene di cambiare colore,
e quella cantante jazz di passaggio, che ti dice, come se fosse dal suo confessore, che “L’amore, l’amore, l’amore è pure bello…però ’du palle!”, si accende una sigaretta barcollando, beve un goccio di rum, ma di jazz le è rimasta solo la sbornia.
E poi c’è la mia bella accolita dell’uva,
ma con loro la faccenda è diversa,
è una faccenda fatta di strada,
di bicchieri consumati come chilometri,
di notti bruciate a centosessanta all’ora sulla tangenziale del ritorno,
di attese e incontri mancati,
di labbra sfiorate,
e baci rubati…
e,
mentre l’alba mi invita a ritornare,
e i tram riprendono a muoversi,
penso che,
in fondo,
non va così male…
“E
adesso so,
dove sono finiti i tuoi occhi…”

Antonio Pignatiello

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