25 ANNI DOPO di Franco Arminio.

È il 23 novembre del 1980, ore 19.37, quando tutto ha inizio. Due lunghe scosse di terremoto, della durata di ottanta secondi, distruggono interi paesi in Irpinia e in Basilicata. Migliaia di vittime, centinaia di migliaia di sfollati, i feriti non si contano.

Oggi, 23 novembre, voglio condividere con voi questa poesia dell’amico poeta-paesologo Franco Arminio sul terremoto dell’80 in Irpinia.

E’ da lì che abbiamo deciso di ricominciare questo viaggio,

è lì che abbiamo deciso di musicare questa ‘storia’,

affinché non si resti orfani di altre parole,

e non si perda altra memoria.

(Antonio Pignatiello)

25 ANNI DOPO

Oggi è domenica,

nel cimitero di Conza sono le undici del mattino.

I morti del terremoto sono quasi tutti sulle stesse file,

un piccolo cimitero dentro il cimitero.

Facce di uomini e donne di ogni età.

Facce e storie che non ho mai incrociato.

Ora di ogni persona che vedo vorrei conoscere cosa diceva,

cosa faceva.

Dall’addobbo della lapide a volte si capisce che si tratta di persone di una stessa famiglia.

Ecco Luisa Masini,

nove anni,

col gatto in braccio.

Sotto di lei Valeria Masini,

dodici anni,

e poi Maria,

quarantatre anni,

la madre.

Il pensiero va subito al padre,

chissà dov’è nel mondo a trascinarsi con la sua pena.

Più avanti un’altra famiglia:

Gino Ciccone,

quarantanove anni,

e poi Michele di dieci

e Alberto di ventuno.

Quelli che sono qui certamente si conoscevano tutti.

Germania e Australia,

il nipote farmacista,

sua moglie Filomena

morta davanti al fuoco

mentre puliva la verdura.

Venticinque anni dopo il terremoto

Dei morti sarà rimasto poco

Dei vivi ancora meno.

Testo: Franco Arminio.

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One Reply to “25 ANNI DOPO di Franco Arminio.”

  1. Oggi l’angoscia mi ha preso ed ho abbandonato con timore la mia quiete apparente…solo 32 anni da quel tragico evento! ha violentato la nostra terra, le nostre radici e i nostri ricordi, ci ha strappato persone e tempo. Eravamo giovanissimi e spensierati, la nostra vita scorreva tranquilla e felice… in poco più di un minuto e mezzo è scesa la disperazione e ci ha avvolto in un manto bianco, soltanto grida e lamenti, soltanto occhi smarriti e mani nei massi in cerca di carne e di fievoli battiti. La notte era scesa, è scesa la notte…per sempre!

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